Caos a Marassi, tra violenza, rivolta e politica: 13 detenuti trasferiti, 22 in isolamento. Esplode il caso carceri in Liguria – IL VIDEO DEL CARCERE DEVASTATO

Tra denunce di sovraffollamento, appelli alla grazia per il detenuto stuprato da altri carcerati, accuse incrociate e richieste di riforme urgenti, il carcere di Genova diventa simbolo di una crisi nazionale

La rivolta esplosa due giorni fa nel carcere di Marassi continua a generare reazioni a catena, istituzionali, politiche e sindacali. Tredici detenuti sono stati trasferiti, ventidue posti in isolamento e decine di celle risultano devastate. A due giorni dagli scontri, ciò che emerge è un quadro allarmante delle condizioni del sistema penitenziario ligure, che molti considerano ormai al collasso.

L’insurrezione, secondo le prime ricostruzioni, sarebbe nato come un regolamento di conti tra reclusi, dopo la denuncia di uno stupro di gruppo ai danni di un giovane detenuto appena maggiorenne. Una violenza inaudita, protrattasi per giorni e culminata, secondo il sindacato di polizia penitenziaria SAPPE, con il tatuaggio forzato sul volto della vittima e il suo ricovero in ospedale.
Il grido d’allarme dei sindacati: “Emergenza in tutta la Liguria”
Anche la Cisl-FNS Liguria denuncia la situazione come il risultato di anni di abbandono istituzionale. “Il personale è lasciato solo ad affrontare episodi sempre più frequenti e gravi, frutto del sovraffollamento e della carenza cronica di agenti – spiegano –. L’intero sistema penitenziario, da La Spezia a Sanremo, è al collasso”.
«Ancora una volta i nostri agenti hanno dimostrato straordinario sangue freddo, spirito di sacrificio e grande senso dello Stato. Ma non possiamo più tollerare che siano lasciati soli ad affrontare situazioni di tale gravità. Le istituzioni devono intervenire subito, con misure serie e strutturali» commenta il segretario nazionale del Con.Si.Pe., Roberto Melis.
La politica si mobilita
La rivolta ha acceso il dibattito politico. La neoelettra sindaca di Genova, Silvia Salis, ha dichiarato che “il vero nodo non è lo spostamento del carcere, ma la drammatica carenza di personale. Serve una struttura accessibile, certo, ma prima ancora servono agenti per garantire la sicurezza e la dignità all’interno degli istituti”.
Dal Parlamento, la Camera Penale Ligure, per voce della presidente Fabiana Cilio, ha parlato di “sistema al collasso”, aggiungendo che “l’introduzione di nuovi reati, come quello di rivolta carceraria previsto dal Decreto Sicurezza, non ha effetto deterrente se non si agisce sulle cause: sovraffollamento, violenze, mancanza di risorse”. Cilio ha chiesto al ministro Carlo Nordio “riforme strutturali immediate”.
Il ringraziamento ai Baschi Azzurri
La polizia penitenziaria è riuscita a contenere la rivolta senza dover far intervenire i reparti antisommossa, grazie alla mediazione efficace dei cosiddetti Baschi Azzurri, come confermato dal SAPPE e dalla Uilpa. “La situazione era molto grave, ma è stata gestita con professionalità e coraggio – ha detto Francesco Migliorelli del SAPPE –. Nessuna evasione, nessuna aggressione agli agenti, ma un chiaro segnale che qualcosa deve cambiare”.
Anche Donato Capece, segretario generale SAPPE, ha ribadito la richiesta di dotare la polizia penitenziaria di strumenti di autodifesa non letali, come i flash ball o i bola wrap, e di potenziare gli organici, in particolare a Marassi. Ha inoltre rilanciato la richiesta di riaprire a Genova il Provveditorato Regionale dell’Amministrazione Penitenziaria, attualmente gestito da Torino.
Pagani (Uilpa): “Cambiare i vertici del carcere”
Non meno dura la posizione di Fabio Pagani, segretario ligure della Uilpa Polizia Penitenziaria: “Serve un cambio immediato dei vertici del carcere. Quello che è successo è stato evitato solo grazie al sacrificio degli agenti che hanno lavorato senza sosta per ore. È inaccettabile”. Pagani ha denunciato che l’intenzione dei rivoltosi era quella di punire direttamente i presunti responsabili della violenza sessuale, in un atto di giustizia sommaria.
La politica si spacca: accuse e proposte
La vicenda ha suscitato una forte reazione anche sul piano politico, dove le posizioni risultano fortemente polarizzate.
Da destra, il presidente del Consiglio regionale della Liguria Stefano Balleari (FdI) ha visitato Marassi e criticato duramente quella che ha definito una “narrazione distorta e strumentale”: “Parlare a ogni costo senza conoscere i fatti è un errore. I danni stimati a 100mila euro sono privi di riscontro ufficiale, le indagini sono in corso”. Balleari ha difeso l’operato del governo Meloni: “In due anni e mezzo sono stati finanziati 10.250 nuovi agenti. Se ci fosse stato lo stesso impegno negli ultimi vent’anni, oggi parleremmo di sovraffollamento di agenti, non di detenuti”.
Anche la Lega, con i consiglieri regionali Foscolo, Piana e Biasi, ha espresso solidarietà alla polizia penitenziaria e chiesto di trasferire il carcere fuori dal centro urbano, restituendo l’area al quartiere. “Basta strumentalizzazioni della sinistra – affermano –. Il governo ha fatto più di chiunque altro per la sicurezza”.
Sul fronte opposto, il Partito Democratico, con Debora Serracchiani e i deputati liguri, ha parlato di “emergenza carceraria insostenibile” e denunciato la totale assenza di investimenti nel Decreto Sicurezza, approvato proprio il giorno della rivolta. “La destra criminalizza, ma non risolve: servono risorse per il personale, non nuovi reati”.
Il consigliere regionale Armando Sanna (PD) ha annunciato una visita a Marassi nei prossimi giorni: “La situazione è al collasso. Gli agenti lavorano in condizioni disumane, servono politiche strutturali, non repressione”.
Dello stesso avviso Gianni Pastorino (Lista Orlando), che ha richiesto la convocazione urgente della I Commissione regionale e l’audizione del Garante delle persone private della libertà, oltre ai rappresentanti sindacali: “Marassi è una polveriera. Non si può continuare a ignorare il problema, servono soluzioni vere, non slogan”.
AVS: “Grazia per il detenuto stuprato”
Commozione e rabbia arrivano anche da Alleanza Verdi e Sinistra, con la consigliera Francesca Ghio che ha lanciato un appello al ministro Nordio e al presidente Mattarella per concedere la grazia al detenuto vittima di stupro. “Un ragazzo detenuto per reati minori è stato violentato, picchiato e tatuato in volto. Uno Stato giusto non può permettere che resti anche un solo giorno in carcere dopo quello che ha subito”.
Anche la capogruppo regionale Selena Candia (AVS) ha chiesto la convocazione della Prima Commissione, denunciando una “situazione esplosiva” che coinvolge tutti i penitenziari liguri: “Serve un piano urgente di assunzioni, investimenti nella sanità carceraria e nell’assistenza psicologica. Non possiamo più aspettare”.
M5S: “Solidarietà agli agenti, basta propaganda”
Infine, anche il Movimento 5 Stelle, con il senatore Luca Pirondini e il deputato Roberto Traversi, ha espresso “solidarietà alle forze dell’ordine” e chiesto al Governo “di affrontare con serietà le criticità croniche del sistema penitenziario, evitando propaganda e repressione fine a sé stessa”.
La rivolta di Marassi non è un caso isolato, ma l’emblema di un sistema carcerario sotto pressione, in cui il disagio sociale, la carenza di personale, il sovraffollamento e l’assenza di tutele generano tensioni ormai ingestibili.
In un raro punto di convergenza, sindacati, forze politiche e operatori chiedono una riforma strutturale urgente, capace di restituire dignità a chi lavora e a chi sconta una pena. Intanto, la vicenda continua a far discutere la città, la Regione e il Paese. E Marassi resta, ancora una volta, al centro del dibattito nazionale.
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